Le FAQ di ASPI

Domande & risposte
35 anni, insieme per crescere senza violenza.

Per i 35 anni di attività della Fondazione, inauguriamo una nuova rubrica: le Frequently Asked Questions (FAQ) di ASPI . A scadenza trimestrale, tratteremo un argomento specifico nell’ambito della prevenzione della violenza, rispondendo alle domande più frequenti che ci sono state poste nel corso di questi anni, con lo scopo di offrire strumenti pratici e conoscenze utili a chi accompagna ogni giorno la crescita dei bambini e dei ragazzi.

FAQ #1

L’educazione rispettosa e la nuova legge sull’educazione non violenta.

Dal 1° luglio 2026 il Codice civile svizzero sancisce il diritto all’educazione non violenta: punizioni corporali e umiliazioni verbali non sono più considerate metodi educativi. La legge sottolinea anche l’importanza di sostenere gli adulti nel loro ruolo educativo. Un cambiamento che può suscitare dubbi. Di seguito, alcune risposte alle domande più frequenti.

A partire dal 1° luglio 2026, il Codice civile svizzero sancisce un principio fondamentale: i bambini e i ragazzi hanno diritto a un’educazione senza violenza. Questo significa che le punizioni corporali (come schiaffi, sculacciate o strattonamenti), le violenze psicologiche (quali umiliazioni, minacce e insulti, come pure la violenza domestica) e la negligenza fisica o psichica non sono più considerati metodi educativi accettabili, ma veri e propri atti di violenza. La nuova disposizione funge da principio guida e vuole lanciare un chiaro segnale alla società: la violenza non è mai uno strumento tollerato per educare. Questa specifica modifica del Codice civile disciplina l’ambito familiare e si rivolge direttamente ai genitori (e ai tutori legali). Tuttavia, questo standard vale per tutti gli adulti: figure come docenti, educatori, assistenti e allenatori non possono usare violenza, in quanto sono già severamente vincolate al divieto assoluto di punizioni e abusi dalle rispettive leggi cantonali (es. leggi scolastiche), dai codici etici professionali (es. Swiss Olympic) e dal Codice penale.

La scienza e l’esperienza ci dicono che la violenza, anche quella che sembra “piccola” come uno schiaffo, non insegna nulla di positivo. Al contrario, può creare paura, lasciare ferite invisibili e rovinare la fiducia tra adulti e bambini. Inoltre, rischia di trasmettere un messaggio educativo distorto, legittimando la “legge del più forte” e normalizzando l’uso della violenza nei rapporti quotidiani. La Svizzera ha scelto di allinearsi agli standard internazionali e ai richiami delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia per garantire a ogni bambina e bambino un ambiente sicuro, ripettoso e sereno in cui crescere.

Assolutamente no! Educare con rispetto non significa essere permissivi o rinunciare a porre delle regole. Al contrario, i bambini e i ragazzi hanno bisogno di limiti e di una guida sicura, amorevole e rispettosa per svilupparsi al meglio. L’obiettivo della legge è promuovere un approccio positivo che tuteli la dignità del minore. La differenza sta nel modo: si possono tracciare confini chiari attraverso il dialogo, la coerenza e l’ascolto, senza mai ricorrere a gesti o parole che fanno male o umiliano. Questo standard vale a casa come a scuola, nello sport e in qualsiasi altro contesto di crescita.

Accompagnare la crescita di bambini e ragazzi è un compito tanto meraviglioso quanto faticoso. Spesso un gesto di stizza o uno scatto d’ira nascono da un momento di forte sovraccarico, stress o stanchezza nella gestione di sfide educative complesse. La nuova legge, inserita nel Codice civile, ha una funzione preventiva e di sostegno, e non prevede le multe o le sanzioni detentive tipiche del Codice penale. Il suo scopo è sostenere i genitori nel loro ruolo educativo, obbligando i Cantoni a garantire l’istituzione di servizi di consulenza e consultori appositi ai quali sia i genitori sia i minori stessi possono rivolgersi – insieme o in modo separato e autonomo – per ricevere ascolto e supporto gratuito in caso di difficoltà. Bisogna però ricordare che il Codice penale svizzero sanziona già da tempo le violenze fisiche o psicologiche e i maltrattamenti. La novità dell’articolo introdotto nel Codice Civile risiede proprio nello stabilire un limite chiaro contro ogni forma di violenza, introducendo un obbligo esplicito di protezione per tutelare il benessere del minore prima che si arrivi a situazioni estreme.

Esistono alcune strategie semplici ed efficaci che puoi mettere in pratica prima di perdere il controllo:

  • Fermati un istante: fai un respiro profondo e conta fino a 10 prima di agire. Una volta accertata la totale sicurezza del minore (o del gruppo), allontanati fisicamente dalla situazione critica per il tempo necessario a ritrovare la calma.
  • Ascolta i tuoi segnali: impara a riconoscere tempestivamente i tuoi campanelli d’allarme fisici ed emotivi (es. battito accelerato, tono di voce che si alza, rigidità muscolare) che  indicano che la tua pazienza è al limite.
  • Nomina l’emozione per dominarla: dai un nome a ciò che provi tu come adulto (es. “In questo momento mi sento frustrato/a”) o aiuta il minore a fare lo stesso (es. “Vedo che sei arrabbiato”). La neuroscienza dimostra che verbalizzare un’emozione intensa riduce subito l’attivazione dell’amigdala (il centro cerebrale degli impulsi), producendo un immediato effetto biologico calmante sia su di te sia sul bambino.
  • Chiedi aiuto: confrontarsi con il partner, con i colleghi, con una persona fidata o con un professionista non è mai un segno di debolezza, ma un gesto di grande responsabilità e cura verso se stessi e verso i bambini o i ragazzi di cui ci si occupa (siano essi figli, allievi, pazienti o atleti).

Vedi anche il filmato “Prendere aria”.

FAQ #2

Navigare senza affondare:
tra rischi e opportunità online.

Il digitale fa parte della vita quotidiana di bambini, ragazzi e famiglie, offrendo opportunità di apprendimento, relazione e svago, ma anche nuove sfide educative. Comprendere i rischi legati all’uso precoce e intensivo delle tecnologie è fondamentale per accompagnare i più giovani in modo consapevole. Questa sezione di FAQ nasce per offrire spunti di riflessione e indicazioni pratiche agli adulti, aiutandoli a sostenere bambini e adolescenti nello sviluppo di un rapporto sano, critico e responsabile con il mondo online.

Nei primi due anni di vita il cervello cresce a una velocità straordinaria. In questa fase, lo sviluppo cognitivo ed emotivo del bambino avviene soprattutto grazie all’interazione con gli adulti, il gioco, il movimento e gli stimoli sensoriali. Un’esposizione eccessiva agli schermi si sostituisce a queste esperienze e può interferire con alcuni aspetti dello sviluppo come il linguaggio, l’attenzione e la regolazione emotiva. Per questo, nei primi anni di vita, è importante limitare l’uso degli schermi e privilegiare le relazioni e le esperienze attive, come ad esempio il gioco libero, le esplorazioni concrete, le letture condivise e le conversazioni.

Fino ad ora non è stata definita un’età ideale e univoca per consegnare uno smartphone. Gli esperti in ambito psicoeducativo sottolineano che il cervello dei più giovani non è ancora sufficientemente maturo per gestire la grande quantità di stimoli del digitale. Per questo motivo, ad esempio Alberto Pellai – medico, psicoterapeuta dell’età evolutiva e ricercatore presso l’Università degli Studi di Milano – consiglia la consegna del cellulare non prima dei 14 anni, mentre sempre più Paesi stanno scegliendo di vietare l’accesso ai social media ai minori di 16 anni.

Indipendentemente dall’età, al momento della consegna di uno strumento così potente e pervasivo è fondamentale definire un contratto educativo e stabilire limiti relativi al tempo di utilizzo, nonché regole legate alla protezione di sé e al rispetto degli altri, mantenendo al contempo aperto l’interesse e il dialogo su ciò che i ragazzi vivono online.

Ecco 9 consigli su cui riflettere.

Con un adolescente non serve giudicare. È importante parlare di ciò che succede nei social media in maniera aperta e diretta, creando uno spazio in cui lui/lei possa esprimersi liberamente. Aiutalo/a a capire che ha sempre una scelta e può fare la differenza distinguendosi dal gruppo. Online, ogni azione lascia traccia: ciò che si pubblica può circolare, essere condiviso e restare nel tempo. Invitalo/a a fermarsi un attimo prima di postare o commentare: pochi secondi di riflessione possono evitare conseguenze irreversibili. E soprattutto, allenalo/a a dubitare: non tutto ciò che vede online è reale, spontaneo o sincero. Sviluppare uno sguardo critico è la sua migliore difesa.

Social media e videogiochi sono progettati per catturare l’attenzione e far perdere il controllo del tempo. Nei bambini e nei ragazzi l’autoregolazione è ancora fragile se non impossibile, per questo è importante stabilire regole chiare e condivise sul tempo di utilizzo quotidiano. Non è semplice farle rispettare, diventa ancora più importante tutelare un equilibrio sano tra vita online e vita offline.

Il compito degli adulti: RESISTERE, RESISTERE, RESISTERE! Per resistere meglio ci sono anche delle applicazioni che aiutano a gestire il tempo trascorso online.

E se vi accorgete che vostro/a figlio/a sta sviluppando una dipendenza comportamentale, potete rivolgervi al servizio di consulenza GAT-PI, che offre supporto e orientamento alle famiglie: ingrado.ch/prestazioni/gat-p

FAQ #3

“Come glielo spiego?”
Costruire un dialogo aperto su affettività e sessualità.

Parlare di affettività e sessualità con bambini e ragazzi non serve solo a rispondere alle loro domande: è un importante strumento di prevenzione. Trovare le parole giuste oggi significa accompagnare e proteggere la loro crescita domani. Non occorre essere esperti, ma adulti disponibili, affidabili e capaci di ascoltare. Perché il dialogo non si costruisce in un’unica conversazione, ma nel tempo. Un semplice “Puoi chiedermi, puoi raccontarmi, possiamo cercare insieme una risposta” trasmette fiducia e mantiene aperta la porta al confronto.

Significa accompagnarli nella scoperta di sé, delle emozioni e delle relazioni. La sessualità non riguarda solo l’intimità, ma comprende il rispetto per il proprio corpo e per quello altrui, i sentimenti, la conoscenza dei propri confini e lo sviluppo dell’identità.

L’educazione affettiva e sessuale inizia nel quotidiano molto prima che si parli di rapporti sessuali: comincia quando una/ bambina/o impara che il suo corpo le/gli appartiene, che può esprimere le proprie emozioni, che ha il diritto di dire “no” a un contatto che non desidera e che i confini, propri e altrui, vanno rispettati. Per gli adulti, significa essere una presenza affidabile e in ascolto.

Non c’è un’età unica, né bisogna per forza aspettare una domanda esplicita. L’educazione affettiva e sessuale accompagna la crescita e si adatta all’età, allo sviluppo e alle esperienze di ogni bambina/o. Le occasioni migliori nascono spesso spontaneamente: una gravidanza, la nascita di un fratellino, una scena vista in TV o i normali cambiamenti della pubertà. Più che cercare il “momento perfetto”, è fondamentale costruire nel tempo un clima di fiducia, in cui la/il bambina/o o l’adolescente sappia che c’è spazio per porre domande.

Ma allora, come poter essere pronti alle domande o alle curiosità? Clicca qui per il contenuto
“Prima di parlarne: un piccolo spazio di riflessione per l’adulto”.

Non esiste una formula magica, ma l’autenticità e l’ascolto fanno la differenza. Ecco alcuni spunti utili:

  • Ascoltate tutto ciò che ha da dirvi la/il bambina/o prima di rispondere
  • Rispondete senza giudizio e senza fornire più informazioni di quelle che la/il bambina/o o la/il ragazza/o sta cercando in quel momento.
  • Usate un linguaggio semplice e corretto per indicare il corpo e le sue parti, adattandolo all’età.
  • Rispondete con naturalezza, evitando di trasmettere vergogna e paura.
  • Rispettate i ritmi e il livello di comprensione di chi si ha davanti
  • Lasciate sempre aperta la possibilità di tornare sull’argomento.
  • Con gli adolescenti, in particolare, evitate interrogatori o “lezioni”: ascoltare, fare domande e riconoscere il loro punto di vista è molto più efficace che fornire tutte le risposte preconfezionate.

Assolutamente no. Al contrario: ricevere informazioni adeguate all’età e poter contare su adulti con cui parlare di questi temi, offre a bambine/i e ragazze/i strumenti essenziali per la propria protezione. Una/un bambina/o che sa che il proprio corpo merita rispetto e che può esprimere un rifiuto saprà rivolgersi a un adulto se qualcosa lo mette a disagio. Parlare di affettività e sessualità permette una maggiore consapevolezza del proprio corpo e fornisce a ragazze e ragazzi gli strumenti per riflettere su aspetti fondamentali come il rispetto, il consenso e la reciprocità, permettendo loro di affrontare le relazioni in modo consapevole e rispettoso.

L’imbarazzo è del tutto normale e non vi rende figure di riferimento inadeguate. A volte le nostre difficoltà non riguardano ciò che i bambini o i ragazzi hanno bisogno di sapere, ma ciò che noi facciamo fatica ad affrontare. Non occorre avere sempre la risposta pronta; si può tranquillamente dire: “Non lo so, mi prendo un momento per pensarci e cercare la risposta”. L’importante non è essere infallibili, ma comunicare col proprio atteggiamento che ogni loro domanda è legittima e ben accolta.

Ci sono molti libri adatti a fasce d’età diverse che possono aiutare a formulare risposte semplici e adeguate.
Qui alcune proposte di ASPI.

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