Serge Tisseron – psichiatra e psicoanalista di fama internazionale – utilizza la metafora del cibo per spiegare come gestire al meglio l’uso degli schermi, soprattutto per i bambini. Il suo intento non è demonizzare il digitale, ma stimolare una riflessione su un utilizzo regolato, equilibrato e condiviso, proprio come avviene con il cibo.
Esploriamo le sue metafore:
1. Biberon al gusto di bistecca e patatine fritte?
Tisseron parte dall’idea che questi alimenti non siano tossici di per sé, ma che risultino comunque inadatti per i neonati, poiché il loro sistema digestivo non è ancora sufficientemente sviluppato. Allo stesso modo, i bambini molto piccoli non possiedono ancora le competenze cognitive ed emotive necessarie per comprendere e gestire le immagini e le emozioni che possono derivare dalla visione degli schermi.
3. Pasta, gnocchi o lasagne?
Che soddisfazione poter scegliere ciò che più ci piace. Allo stesso modo, Tisseron invita l’adulto a proporre al bambino una scelta di due o tre titoli di film da guardare a seconda dei giorni. Secondo l’esperto questo rinforza la capacità decisionale del bambino e gli permette di comprendere meglio i contenuti che fruisce.
5. Meglio mangiare in gruppo o per conto proprio?
Sappiamo che mangiare insieme favorisce la condivisione e la conversazione. Allo stesso modo, Tisseron suggerisce di privilegiare attività condivise anche davanti agli schermi: ad esempio guardare un film insieme oppure giocare a videogiochi multiplayer che permettano una certa prossimità fisica, piuttosto che scegliere esperienze individuali.
7. Ti è piaciuta la cena? La bistecca era ben cotta?
Parlare di ciò che ci piace e che meno apprezziamo permette di entrare in relazione. Allo stesso modo è ritenuto importante parlare di ciò che vediamo online.
9. 1 kg di zucchero o una caramella mou?
È ormai ampiamente dimostrato che tutti noi mangiamo male e lo stesso vale per l’uso degli schermi. Secondo lo psichiatra, non conta solo quanto tempo trascorriamo davanti agli schermi, ma anche cosa guardiamo e come scegliamo di usarli.
È infatti possibile fare degli schermi uno strumento creativo e socializzante, evitando di cadere in attività ripetitive, stereotipate e poco stimolanti.
2. Spuntini a qualsiasi ora del giorno?
In tutte le culture i bambini sono invitati a rispettare il ritmo dei pasti, cioè a mangiare a orari fissi. Allo stesso modo, l’invito è di evitare di “spiluccare” gli schermi per tutta la giornata. Tisseron propone di fissare delle fasce orarie durante le quali adulti e bambini possono consultare gli schermi. Introdurre uno schermo necessita definire un rituale che si può esprimere attraverso un orario stabile che si ripeta ogni giorno, per esempio dalle 17:30 alle 18:00 oppure dalle 18:00 alle 19:00.
4. Un’abbuffata o una porzione alla volta?
Netflix, YouTube e di tutti i fornitori di contenuti, offrono al bambino un flusso continuo di programmi senza alcuna interruzione tra uno e l’altro….un po’ come se il piatto del bambino si riempisse automaticamente non appena lo ha svuotato. È evidente che, in queste condizioni, molti mangerebbero troppo! Il DVD permette non solo al bambino di guardare i programmi che lo interessano, ma anche di vedere un programma che ha una fine, dopo il quale è possibile passare a un’altra attività.
6. Dolci, biscotti e cioccolato durante la notte?
Come adulti ci preoccupiamo che bambini e adolescenti non nascondano sotto il cuscino biscotti o cioccolato per mangiarli durante la notte. Allo stesso modo, sottolinea Tisseron, il telefono cellulare non dovrebbe essere portato in camera prima di andare a dormire. Per questo propone di stabilire regole condivise, valide sia per gli adulti sia per i più piccoli, che evitino a tutti di andare a letto con il cellulare.
8. La cucina, che passione…
Preparare un piatto per gli altri ci rende felici; allo stesso modo, è importante insegnare a bambini e ragazzi a creare le proprie immagini.
A partire dai sei anni, è possibile dare loro un apparecchio fotografico digitale, che permetta di esplorare il mondo e di esprimere la propria creatività.
A partire dai sei anni, è possibile dare loro un apparecchio fotografico digitale, che permetta di esplorare il mondo e di esprimere la propria creatività.