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Intervista a Don Nicola Zanini

Nell’ambito della stesura del Rapporto Attività 2018, ASPI ha realizzato una serie di interviste agli attori e ai personaggi che in qualche modo l’hanno accompagnata durante l’anno preso in considerazione. Tra queste, vi riproponiamo quella a Don Nicola Zanini, vicario generale di Lugano.


Qual è la situazione generale riguardo all’impegno della Diocesi di Lugano, della Conferenza dei Vescovi Svizzeri e della Chiesa cattolica per rendere giustizia e aiutare le vittime di abusi sessuali?

La Diocesi di Lugano, sin dal 2010, si è impegnata nell’aiuto alle vittime di abusi sessuali, attraverso una Commissione diocesana di esperti per la gestione di casi di abusi sessuali in ambito ecclesiale. Tale Commissione è stata rinnovata recentemente, nel febbraio 2019, e nel contempo, in linea con le disposizioni della Conferenza dei Vescovi Svizzeri, è stato emanato un nuovo regolamento, datato 21 febbraio 2019.

 

Nell’ottica delle nuove disposizioni citate, quale importanza hanno secondo lei i corsi di prevenzione proposti da ASPI ai vostri seminaristi e sacerdoti?

La Diocesi di Lugano ha aderito immediatamente alla proposta di ASPI di organizzare una serie di incontri con tutti i presbiteri, diaconi e seminaristi, ritenendo questa occasione un’ottima opportunità per agire sul territorio non solo a parole o con documenti cartacei, ma fattivamente. L’impegno alla formazione a riguardo della prevenzione è ritenuto, dalla Curia vescovile, fondamentale.

 

Come sono stati accolti dai partecipanti il corso di formazione e la visita guidata al percorso Sono Unico e Prezioso svolti negli ultimi due anni?

I corsi, ripetuti nei sei vicariati della Diocesi, sono stati resi obbligatori per tutti i presbiteri in attività, nonché per i seminaristi in formazione. La quasi totalità vi ha partecipato con molto interesse. È pure stato chiesto, da molti, un ulteriore approfondimento. La partecipazione al percorso Sono unico e prezioso ha riscosso al momento meno interesse dal punto di vista numerico, ma non dal punto di vista tematico. Difatti, chi vi ha partecipato ha potuto approfondire maggiormente alcuni aspetti.

 

Prima la scuola, poi la famiglia, ora la Chiesa: quello che sta avvenendo negli ultimi decenni è una presa di coscienza su quali siano i modelli educativi nocivi per lo sviluppo psicofisico dei bambini. La Chiesa è pronta ad un cambio di paradigma che consenta anche di agire a monte per evitare che ci siano vittime?

In passato, la nostra Chiesa locale è sempre stata pronta – e lo è tuttora – ad accogliere queste nuove sfide per il bene della famiglia, dei singoli, dei più deboli e indifesi nella società. Ci rendiamo attenti non solo per chi subisce ogni sorta di abuso, ma anche di altre piaghe sociali, attraverso tante associazioni, generalmente composte da volontari, che si impegnano al servizio del Vangelo, venendo incontro a situazioni critiche e delicate.

 

Premesso che la letteratura scientifica non permette di affermare che ci sia un numero maggiore di abusanti negli ambienti ecclesiastici rispetto al resto della popolazione, quale ruolo può giocare la Chiesa nella prevenzione della violenza sui bambini nel presente e nel prossimo futuro?

Il dramma della violenza sui minori non è presente solo nella Chiesa. In molti altri ambiti della società questo grave problema è tristemente presente. Comprendo tuttavia, che l’impatto mediatico tenda a mettere in maggiore evidenza i casi avvenuti in ambito ecclesiale o statale, laddove ci si aspetta legittimamente un esempio di rettitudine maggiore e una coerente assunzione di responsabilità.

La Chiesa, essendo presente capillarmente nel tessuto sociale, può svolgere un compito di prevenzione e di educazione molto ampio, poiché attraverso le parrocchie riusciamo ad entrare in comunicazione con ragazzi, giovani, famiglie, autorità politiche ecc.

Un compito che già è stato svolto e che continua oggi, attraverso tante persone e tanti presbiteri, realmente e seriamente impegnati in questi settori. Un bene che spesso non si conosce e riconosce, perché soffocato da casi dolorosi che fanno notizia, ma che comunque c’è e per il quale continueremo a impegnarci con sempre rinnovato slancio e convinzione, dotandoci degli strumenti necessari.


 

ASPI da anni propone con successo formazioni specifiche per adulti: professionisti di vari settori, studenti di scuole professionali e/o superiori e genitori interessati alla tematica della prevenzione, del maltrattamento infantile e dell’educazione in generale. Su www.aspi.ch/attivita/formazione è possibile consultare il tariffario e alcuni dei temi affrontati regolarmente, premesso che il programma delle formazioni può anche venir definito insieme al committente rispettando le esigenze specifiche

 

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2019-07-23T10:10:20+00:00 23 luglio 2019|