Intervista a Sofia Nicoli e ad alcuni giovani ambassadors dell’associazione non-profit creata da giovani per i giovani, allo scopo di sensibilizzare sulla tematica delle malattie e dei disturbi mentali, invitando alla condivisione, all’empatia e alla comprensione.

Le statistiche mostrano che in Svizzera il 60% degli attuali adolescenti soffrirà di problemi legati alla salute mentale almeno una volta nella vita e che 1 su 13 soffre di una malattia mentale. Secondo Time to Change “molte persone con problemi di salute mentale riferiscono che l’impatto dello stigma e della discriminazione è altrettanto grave o peggiore dei sintomi stessi“. Di conseguenza, le persone sono confrontate con ancora più sfide nella ricerca di aiuto e la loro vita quotidiana è negativamente influenzata sia dalle difficoltà di salute mentale che dallo stigma ad esse legato.

Per sradicare lo stigma, il tabù e le discriminazioni, si sta impegnando l’associazione ZETA Movement, con l’obiettivo di creare una società informata, dove il dialogo inclusivo, aperto e onesto sulla salute mentale è incoraggiato e sostenuto.

Ne abbiamo parlato insieme a Sofia Nicoli, membro del Comitato di ZETA Movement e alcuni giovani ambassadors dell’associazione.

A cura di Mara Menghetti.

Signora Nicoli, cos’è ZETA Movement, di cosa si occupa e con quali obiettivi?

ZETA Movement è un’associazione no-profit creata nel 2019 da giovani per i giovani, che si impegna a combattere lo stigma e il silenzio legato alla salute mentale in Svizzera. L’obiettivo è di sensibilizzare la generazione più giovane riguardo alla tematica, incoraggiando i ragazzi e le ragazze a catalizzare il cambiamento e a rivoluzionare gli atteggiamenti ancora stereotipati e carichi di (pre)giudizi della società̀ attuale nei confronti della salute mentale in generale, ma anche delle malattie e dei disturbi legati ad essa. Il concetto chiave dell’associazione fa riferimento a tre pilastri:

  1. lo storytelling, cioè́ la condivisione di esperienze vissute in prima persona legate a disturbi della salute mentale;
  2. lo sviluppo di una comunità con l’idea meglio insieme e quindi stabilendo legami tra persone che riconoscono la salute mentale come parte integrante del benessere individuale e collettivo;
  3. la diffusione di informazioni per promuovere la conoscenza sulla salute mentale e incoraggiare quindi un dialogo competente, rispettoso e inclusivo.

Le attività degli ambasciatori di ZETA Movement hanno una durata di 1h30min circa, sono gratuite e consistono in un’introduzione generale sulla salute mentale e una seconda parte più personale dove gli ambasciatori raccontano la propria esperienza legata alla salute mentale. L’associazione garantisce da un lato la sensibilità e l’attenzione a preservare l’emotività del giovane pubblico e degli ambassadors e dall’altro lato l’accompagnamento da parte di un professionista per non lasciare senza risposta le domande dei giovani a cui gli ambasciatori non si sentono di rispondere. Il gruppo target per il progetto ambasciatori coinvolge giovani in Svizzera a partire dai 12 anni d’età. Su richiesta ZETA Movement può modulare/adattare l’attività a un pubblico più giovane oppure adulto.

Il tema della malattia mentale è ancora tabù tra i più giovani: che cosa potete rilevare con il vostro metodo d’intervento tra pari?

In generale, è importante sottolineare che si nota una maggiore sensibilità alla tematica da parte della generazione più giovane. Questo è sicuramente in parte riconducibile a una vasta quantità̀ di risorse, informazioni e spazi online che contribuiscono a una maggiore consapevolezza e apertura nel parlarne e/o nel conoscere meglio alcuni aspetti del tema rispetto alle generazioni precedenti. La cultura della condivisione e dell’espressione emotiva attraverso i social media e altre piattaforme digitali, ha favorito la diffusione di esperienze e storie di vita riguardanti la salute mentale. L’instancabile lavoro di sensibilizzazione di ZETA Movement mira quindi a cogliere queste condizioni favorevoli tra i giovani per introdurre un’educazione all’apertura e al dialogo inclusivo e rispettoso, privo di stereotipi e (pre)giudizi e altrettanto conscio della sensibilità̀ che contraddistingue la tematica. Tutti questi sono segnali promettenti. L’approccio dello storytelling ha dimostrato essere incredibilmente efficace nel catturare l’attenzione e il rispetto del pubblico, così come nel creare un ambiente di fiducia e comprensione, suscitando empatia e connessione emotiva tra il pubblico e gli ambasciatori. Inoltre, il progetto ha contribuito a creare una rete di sostegno tra i giovani, dove coloro che hanno vissuto esperienze simili possono sentirsi compresi e supportati. Abbiamo visto crescere una comunità di giovani pronta a sostenersi reciprocamente, abbattendo così il muro dell’isolamento sociale. La consapevolezza cresce, le percezioni si trasformano e la speranza di avvicinarsi all’obiettivo ultimo di una società informata, inclusiva e rispettosa progredisce positivamente.

La figura dell’Ambassador: chi è e chi potrebbe diventarlo?

Il programma di ambasciatori di ZETA Movement si ispira alla campagna danese sulla salute mentale “Uno di noi”. Gli ambasciatori sono giovani che hanno avuto esperienze legate a problemi di salute mentale nella loro vita e che si trovano ora in una fase avanzata del cosiddetto “recovery”. Questi ragazzi scelgono di condividere le loro esperienze attraverso un approccio di storytelling peer to peer con le giovani generazioni nelle scuole, gruppi scout, gruppi giovanili, associazioni sportive e qualsiasi altro tipo di ambiente vicino ai giovani. Essi seguono un percorso di formazione ideato e condotto dalla Prof.ssa Dr.ssa Stefanie Schmidt, esperta in psicologia clinica dell’infanzia e dell’adolescenza all’Università di Berna. Grazie a questa formazione gli ambasciatori imparano a raccontare in maniera adeguata e appropriata al contesto la propria esperienza ai più giovani, al fine di instaurare con loro un dialogo sincero e alla pari sul tema della salute mentale.

 

Abbiamo rivolto qualche domanda anche a tre giovani ambasciatori del movimento…

Come descriveresti il tuo ruolo/impatto? Cosa significa per te personalmente?

Essere ambasciatrice all’inizio è stata una cosa che ho fatto per me stessa. Sentivo il bisogno di condividere la mia esperienza come ultimo passo della mia guarigione: se fossi riuscita a parlare della mia storia tranquillamente davanti a degli estranei, allora la malattia non aveva davvero più nessun potere su di me. Da subito, però, è diventato qualcosa anche per gli altri. Infatti, se avessi avuto una figura come un ambasciatore di ZETA durante il mio percorso, sicuramente mi avrebbe aiutata ad accettare prima di avere una malattia mentale.

Il mio ruolo è quello di rimanere me stessa, raccontare il mio vissuto nel contesto della salute mentale e della psichiatria attraverso una narrazione autentica e connessa a persone vicine alla mia età̀. La possibilità e la fortuna di poter condividere la mia storia di malattia ha un forte impatto e mi permette, in ogni occasione, un’ulteriore consapevolezza di ciò che vivo e che ho vissuto. È un impatto non sempre facile ma da cui ne traggo beneficio. Le domande e le condivisioni che nascono attraverso il racconto personalesono la parte più arricchente per me. Mi piace poter condividermi, perché quando sono stata male la prima volta mi sono sentita sola e non auguro a nessuno di sentirsi tanto solo.

Per me significa dare conforto e sollievo a chi sta avendo un momento difficile, quella solidarietà e quel sostegno che io non ho avuto.

Quali sono le sfide maggiori affrontate nella sensibilizzazione della salute mentale tra i giovani in Svizzera? E – se è il caso – come sono cambiate le percezioni ed attitudini riguardo la tematica?

La sfida maggiore è far capire che non tutte le malattie sono visibili. Riuscire a rendere valida una malattia anche se non la si può vedere ad un primo sguardo, su una radiografia o un cardiogramma. Esattamente come quando ti rompi una gamba vai dal medico, a volte anche qualcosa in testa si può rompere e c’è bisogno di aiuto per farlo aggiustare. A mio parere, soprattutto nei giovani, il tabù su ciò che riguarda la salute mentale sta diminuendo a tal punto che dire agli amici che vai dallo psicologo è accettato senza imbarazzo.

Penso che purtroppo si tenda ancora oggi a vedere la salute mentale come una “vergogna” o qualcosa “da nascondere”, in particolar modo dalle generazioni dei nostri genitori. Forse meno tra amici, ma a livello professionale, per esperienza personale, è ancora fonte di “disabilità e debolezza” convivere con una diagnosi psichiatrica. Penso comunque che la questione della sensibilizzazione sia cresciuta negli ultimi anni anche con l’arrivo della pandemia. Purtroppo, ciò ha aumentato delle fragilità già̀ presenti. Interessante anche interrogarsi a livello sociale: ansia scolastica, depressioni legate alla formazione e rischi di burnout sul posto di lavoro sono in aumento; la domanda è se “sembra che vi sia davvero un aumento” o per il fatto che si tende finalmente a parlarne di più e più apertamente?

Per me, quando si parla di attacchi di ansia e di panico, la sfida maggiore è far capire che si tratta di qualcosa di vero e serio, da rispettare con sensibilità. Ultimamente, ho notato che sempre più studenti sono sensibilizzati per quanto riguarda l’importanza (e l’urgenza) della tematica della salute mentale.

Cosa ti senti di condividere con i giovani della tua età che stanno affrontando un percorso simile al tuo?

Il consiglio più importante è quello di parlarne. Tramite il dialogo e il confronto con altri ci si rende conto di non essere soli nel proprio dolore e che ci sono persone che stanno affrontando un percorso simile. Il dolore è spesso unico e personale e nel caso delle malattie mentali può isolare, facendoci alienare e sentirci strani o diversi. Parlando si ha la possibilità di realizzare che ciò che stiamo vivendo è più comune di ciò che pensavamo e ci dà l’occasione di conoscere persone importanti con cui condividere la nostra guarigione.

La speranza, il fatto che nella sofferenza non ci si debba sentire solo, diversi, sbagliati. Può capitare a chiunque e da questa sofferenza si può imparare a trovare una fonte di crescita, trasformarla in qualcosa addirittura di positivo nel proprio percorso di vita.

Non si è soli. C’è chi ci è passato e può capire le difficoltà che si stanno affrontando e, di conseguenza, essere di sostegno in questo percorso di salute mentale.

Qual è la tua visione per il futuro della sensibilizzazione sulla salute mentale?

“Le sfide per la salute mentale sono ancora tante. Alle persone non piace doversi confrontare con ciò che non si tocca o non si capisce e far capire ciò che si nasconde dietro ad una malattia mentale è estremamente difficile. Ciononostante, credo che col tempo sarà più facile trovare sostegno e riuscire a dare importanza alle malattie mentali tanto quanto ne si dà alle malattie fisiche, rendendole così valevoli e alla pari.”

Spero che il progetto ZETA possa continuare nel tempo, aumentando anche gli spazi in cui poter condividere/-rsi. Spero che a livello sociale e politico si possa fare di più, che si dia il giusto valore alla tematica urgente della salute mentale. Prevenire è meglio che curare. Attualmente, purtroppo, in Ticino non c’è ancora una presa a carico adeguata in caso di crisi acuta di minorenni: credo si debba agire in egual misura a livello sia di sensibilizzazione e prevenzione, che di cura acuta.

La mia visione per il futuro è che si possa crescere sempre di più e, soprattutto, che venga introdotto un progetto di sensibilizzazione sulla salute mentale a livello scolastico che abbia una regolarità e che venga tematizzato maggiormente, magari anche durante la lezione di una materia specifica.

Volete lanciare un messaggio a chi ci sta leggendo?
  • Non sei solo/a!
  • La salute mentale è componente fondamentale e integrante per il benessere
  • Creare un ambiente sicuro in cui le persone possano discutere apertamente e onestamente di argomenti legati alla salute mentale è vitale per la generazione più giovane e per quella futura.
  • Solo perché non si soffre di problematiche legate alla salute mentale in prima persona, non si è giustificati nel sottovalutarne la gravità e l’urgenza. Ciò di cui abbiamo bisogno è un dialogo sincero: la salute mentale è un processo quotidiano, che coinvolge e riguarda ognuno di noi.

Nome Zeta Movement
Missione
Per un dialogo aperto e sincero sulla salute mentale
Link www.zetamovement.com
Email
Indirizzo c/o Sofia Nicoli, Obere Büschenstrasse 6, CH-9000 St. Gallen