»»Non picchiare, non significa non educare

Non picchiare, non significa non educare

ASPI sostiene un’educazione NON violenta, il che significa usare l’esempio, l’empatia e la responsabilizzazione del bambino.
È molto più educativo confrontare il bambino con le conseguenze del suo comportamento che picchiarlo e punirlo.

 

Presa di posizione in merito alle sberle del Parco Ciani

La mia presa di posizione in merito alle sberle date da una signora a un ragazzino al Parco Ciani ha fatto tanto discutere e sollevato un bel polverone…  Sento il bisogno di approfondire l’argomento, per cercare di spiegare meglio qual è la mia posizione e la posizione della Fondazione ASPI.

 

Mi auguro che quanto successo abbia potuto suscitare una riflessione e magari anche qualche confronto costruttivo. Ho visto alcuni articoli in cui si criticavano le mie affermazioni e anche tanti commenti a sostegno “delle sberle educative”, all’opposto delle quali, secondo i loro sostenitori, può esserci soltanto il permissivismo, come se non ci fosse alcuna alternativa a questi due opposti. Altri, invece, si schierano con la posizione che, sia io in prima persona, sia ASPI, diffondiamo da tanti anni: le sberle e le botte non sono educative.

 

Non ho intenzione di argomentare qui la mia posizione con articoli scientifici: per fortuna esistono e dimostrano che si parla di dati comprovati e che non sosteniamo semplicemente un’opinione.

Non voglio nemmeno invitarvi a evocare la vostra adolescenza e ricordarvi che è l’età in cui certi comportamenti sono quasi iscritti nel DNA: la ricerca del confronto con gli adulti, il bisogno di provocarli, di spingerli fino al limite della loro sopportazione, e a volte anche oltre.

 

Secondo l’opinione di tanti, quando un ragazzo si comporta male, bisognerebbe ricorrere ai metodi forti, altrimenti si rischia di non essere in grado di contenerlo e educarlo. Qualsiasi altro approccio che non faccia ricorso alla forza e al potere sarebbe destinato al fallimento e viene spesso confuso con il permissivismo (laisser-faire). Da qui nascono anche i rimproveri nei miei confronti, perché non picchiare – per molti – significa proprio questo e sarebbe la causa della “mal-educazione” delle giovani generazioni.

 

Ebbene, la posizione di ASPI – e anche la mia personale in campo educativo – non è il permissivismo! Quello che ASPI chiede e desidera, è che gli adulti mettano in atto delle strategie educative basate sul rispetto, sull’empatia (cercando di capire i “bisogni” dei ragazzi o quello che stanno cercando di dirci), sulla chiarezza (certi comportamenti NON sono accettabili) e sulla congruenza (l’adulto fa quello che rimprovera al ragazzo). Non si tratta di lasciar fare ai bambini tutto ciò che vogliono, lasciandoli diventare dei piccoli tiranni presuntuosi. Si tratta di educarli con modalità prive di qualsiasi forma di violenza.

Lo so che può sembrare un’utopia o un’illusione. Eppure così non è, perché esistono approcci sperimentati e affermati!

 

Certo che davanti ad adolescenti cresciuti con un’educazione carente, non  è facile per nessuno gestire un episodio come quello del Parco Ciani in maniera efficace e costruttiva. Men che meno in modo così estemporaneo. Questo giustifica allora le sberle date? O ne prova l’efficacia educativa? Assolutamente NO! Perché per educare è necessario instaurare una relazione positiva. Chi ha dato le sberle, ha risposto ai ragazzi con la stessa modalità, ovvero la violenza. I ragazzi hanno usato violenza verbale, la signora la violenza fisica. E quando un adulto usa la violenza, insegna che la si può usare, la legittima. Nella nostra società, purtroppo la sberla nei confronti dei minori viene ancora ritenuta educativa. Ma proviamo ad immaginare la scena inversa. Se dei ragazzi avessero sorpreso un adulto a gettare rifiuti nel lago e da lui aggrediti verbalmente, gli avessero dato due sberle? Come avremmo reagito? Nel migliore dei casi avremmo detto che le intenzioni erano buone, ma che in nessun modo un ragazzo deve permettersi di picchiare un adulto… che è una questione di rispetto… ma di che rispetto stiamo parlando se usa due pesi e due misure?

 

Confermo dunque la mia posizione: una sberla non è mai educativa! Purtroppo le nostre leggi non permettono ancora di considerare questo gesto come violenza da condannare in ogni caso.

 

Nel mondo ci sono 56 paesi (https://endcorporalpunishment.org/countdown/) che si sono dotati di una legge che proibisce l’uso della violenza, anche solo una sberla, sui minorenni. In questi paesi è stato dimostrato che dopo l’introduzione della legge, la violenza diminuisce e non solo sui minorenni, bensì anche sulle donne e soprattutto quella agita dai giovani stessi.

 

Per concludere, certamente questi ragazzi del Parco Ciani vanno ripresi e i loro comportamenti coretti. Non si tratta di chiudere gli occhi e lasciar fare. Quello che ASPI promuove, senza se e senza ma, in modo incondizionato, è il RISPETTO per il bambino, inteso come essere umano di età compresa fra 0 e 18 anni! In ogni suo progetto, ASPI sostiene l’educazione senza violenza e dà consigli e indicazioni concrete ai genitori, affinché possano gestire le situazioni di conflitto senza più ricorrere alle punizioni corporali.

 

ASPI continuerà a impegnarsi e a svolgere il suo lavoro, affinché i bambini e anche gli adolescenti – definiti senza alcun rispetto “sbrufoncelli”-  saranno rispettati e trattati come persone in grado di capire e di apprendere. Facciamo nostra questa affermazione di Albert Einstein: “Non esistono grandi scoperte né reale progresso, finché sulla terra esiste un bambino infelice.”

 

 

Breganzona, 05.07.2019
Myriam Caranzano-Maitre

Direttrice ASPI

 

 

 

2019-07-05T19:22:11+00:00 29 giugno 2019|